I Giochi invernali di Pechino 2022 sono sempre più vicini e la tensione si fa palpabile. Purtroppo, non solo quella sana dell’agonismo tra gli atleti in gara, di cui, al momento, tutte le delegazioni sono confermate, quanto a livello diplomatico.
Aumentano infatti i Paesi che non invieranno i loro rappresentanti ufficiali alla kermesse cinese per protestare contro le violazioni dei diritti umani in Cina. Dopo l’annuncio del boicottaggio diplomatico da parte degli Usa, sono arrivati quelli di Australia e Gran Bretagna cui si aggiunge anche il Canada mentre la Nuova Zelanda ha fatto sapere che aveva già comunicato in precedenza la sua scelta al governo di Pechino.
Si tratta di un tipo di boicottaggio che non coinvolge gli atleti, che saranno invece regolarmente a Pechino per gareggiare.
La reazione della Cina
la Cina ha risposto a tono. “Hanno utilizzato la piattaforma delle Olimpiadi per la manipolazione politica”, ha dichiarato il 9 dicembre il portavoce del ministero degli Esteri cinese Wang Wenbin. “E, per questo sbaglio, dovranno pagare un prezzo”. La reazione della Cina è arrivata nei giorni in cui l’Unione europea sta valutando la sua posizione sul tema.
Ma in Europa c’è chi si è già smarcato: il ministro francese dell’Istruzione e dello Sport, Jean-Michel Blanquer, ha dichiarato in un’intervista radiofonica che Parigi non seguirà l’esempio degli altri Paesi e manderà la propria delegazione all’evento.
La posizione dell’Italia
Il presidente del Coni Giovanni Malagò è intervenuto così sulla possibilità di un boicottaggio diplomatico delle Olimpiadi di Pechino da parte dell’Italia:
“Bach (presidente del Cio) ha detto che non ci deve essere strumentalizzazione sui Giochi Olimpici e noi siamo aderenti a questa impostazione. Penso che c’è un Paese che in questo momento di pandemia sta salvaguardando il nostro mondo sportivo, facendosi carico di tutti gli oneri. Ci sono dei giochi che prescindono dal mondo dello sport che io rappresento”.