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Autonomia del CONI: lo sport è salvo

26 Gennaio 2021

Il consiglio dei ministri ha appena approvato un decreto legge sull’autonomia del Coni. Il provvedimento arriva alla vigilia del comitato esecutivo del Cio che ha all’ordine del giorno la questione. L’Italia, senza l’intervento in extremis approvato in CdM, avrebbe rischiato di vedere gareggiare i propri atleti senza bandiera e inno italiano.

“Al fine di assicurare la piena operatività del Comitato olimpico nazionale italiano e la sua autonomia e indipendenza quale componente del Comitato olimpico internazionale (CIO), il testo – si legge nel comunicato finale diffuso da Palazzo Chigi – attribuisce al Coni una propria dotazione organica di personale, anche dirigenziale. E’ previsto che il personale di Sport e Salute S.p.a. già dipendente del Coni alla data del 2 giugno 2002 che, alla data di entrata in vigore del decreto, presta servizio presso lo stesso ente in regime di avvalimento, sia trasferito nel ruolo del personale del Coni con qualifica corrispondente a quella attuale, fatta salva l’opzione per restare alle dipendenze di Sport e Salute. Il completamento della pianta organica del Coni avviene mediante concorsi pubblici per titoli ed esami, con riserva del 50 per cento dei posti messi a concorso al personale dipendente a tempo indeterminato della società Sport e Salute in avvalimento presso il Coni che non rientra nel previsto trasferimento. Ai fini del perseguimento delle finalità istituzionali del Coni, il testo prevede il trasferimento a quest’ultimo di impianti sportivi e fabbricati specificamente individuati”.

Una soluzione che ha visto la luce al termine di una trattativa serrata, complessa, colma di tensione e come ultimo atto dell’Esecutivo su proposta del presidente del Consiglio uscente Giuseppe Conte.

Il decreto sancisce l’autonomia del Coni rispetto a quanto previsto dalla contestata riforma dello sport firmata dal primo governo Conte. Una riforma che, nella sua stesura originale, secondo il Comitato Olimpico Internazionale, si era ‘macchiata’ di una evidente ingerenza della politica rispetto alla ‘sacra’ autonomia dello sport, così come previsto dalla Carta Olimpica.

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