“Nessuna parola riesce ad esprimere il dolore che ci ha colti alla notizia della sua scomparsa. Andrea, l’uomo e l’amico, ci ha lasciato. Una persona perbene, che ha fatto della propria passione per lo sport non solo una professione, ma un punto di riferimento per le nuove generazioni, uno spazio in cui ognuno può sentirsi parte di una grande famiglia. Gli saremo per sempre riconoscenti per quello che ha fatto: la sua umanità, responsabilità e visione imprenditoriale devono essere per noi un esempio per continuare ad andare avanti uniti. Questo sarà il modo migliore per onorare la sua memoria. Oltre a lasciare un vuoto incolmabile in Zero Gravity, Andrea lascia una incredibile famiglia alla quale ci stringiamo tutti con grande affetto” (Facebook, Zero Gravity Fan page).
Andrea Poffe, 40 anni, fondatore di Zero Gravity, il più grande centro sportivo d’Italia dedicato alle discipline acrobatiche, è morto lunedì 4 maggio a seguito di un malore. Una morte che lascia un grande vuoto tra familiari, amici e in tutta la comunità.
In questi anni abbiamo avuto modo di collaborare in tante iniziative”, lo ha ricordato l’assessore del Municipio 3 Massimo Scarinzi. “Dal 2012 era presenza fissa al Miglio di Sport. Soprattutto Andrea era una persona brillante e geniale. Con lui nacque l’idea di una palestra unica in Europa, proprio qui a Città Studi. Il suo obiettivo era di continuare, di aprirne altre. (Fonte: milano.fanpage.it).
Originario di Verona, milanese d’adozione, aveva inaugurato la palestra solamente tre anni fa (via Valvassori Peroni, zona Lambrate) e vi si dedicava con passione. Un idealista, così lo ricordano gli amici, ma anche un uomo che era riuscito a mettere le ali ai suoi sogni. Un master ad Harvard e un lavoro per la banca d’affari Morgan Stanley, prima a Londra e poi trasferito a New York: un capoccione, come si suol dire. Ma questa vita non faceva per lui e quindi, senza pensarci due volte, aveva lasciato l’America per tornare “a casa” e realizzare il sogno. E ci era riuscito. Ora gli amici di Andrea, la famiglia e i conoscenti attendono che l’emergenza volga al termine per aver modo di salutarlo e ricordalo con una celebrazione.