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Dalla vasca ad Instagram, il click di Giacomo Carini

22 Maggio 2018

21 anni di Piacenza, la giovane promessa del nuoto italiano Giacomo Carini è il nuovo volto di Mp. Con già qualche delusione alle spalle, il nuotatore è un tipo che non molla mai, sa il fatto suo e ci ha raccontato come si allena, il rapporto con la tecnologia e la sua visione del fenomeno social e influencer.

Quando hai capito che per te il nuoto poteva diventare un’attività più seria e impegnativa?
“Non lo inquadro in un momento preciso, c’è stato un periodo in cui mi sono reso conto d’ottenere risultati ad un livello sempre più alto, avevo 17 anni, non ero più un ragazzino, avevo terminato la nazionale giovanile. L’Europeo di Londra del 2016 è stato l’avvenimento che probabilmente mi ha permesso d’entrare in questo mondo e i miei risultati quell’anno ed il successivo mi hanno fatto capire che potevo nuotare a questi livelli”.

Come è fatta la tua giornata?
“Non è sempre uguale, dei giorni m’alleno due volte, altri una volta sola. Mi sveglio verso le 7.30, entro in acqua circa un’ora dopo, per poi finire verso le 10.00, spesso alla mattina faccio allenamenti di tipo tecnico, sulla potenza aerobica. Alla mattina ci sono pochi atleti con me, perché tanti sono impegnati con la scuola o l’università (anche Giacomo studia Economia Aziendale), al pomeriggio invece ci alleniamo tutti assieme dalle 17.00 alle 19.00.
Sono in vasca tutti i giorni e corro nella prima parte di stagione per la preparazione atletica, faccio degli scatti. Correre mi piace, ma mi costa molta fatica, la trovo una cosa molto diversa rispetto al nuoto, c’è più impatto, ho persino male ai piedi a volte quando finisco. Non ho mai provato il triathlon, ma amo andare in bici, lo faccio anche nel tempo libero in estate”.

Cosa consiglieresti ad un ragazzo che mira a diventare un campione di nuoto?
“Lo metterei in guardia, è uno sport che richiede veramente tanto impegno, bisogna fare dei sacrifici, è un’attività che ti porta a rinunciare a tante cose, a dire di no al divertimento o comunque a metterlo in secondo piano”.

Sei testimonial del brand MP, ti è capitato d’incontrare Michael Phelps? Interagisci con lui per lo sviluppo dei prodotti?
“Mi piacerebbe, al momento non ho avuto modo, lo spero perché facciamo le stesse gare, sulle stesse distanze, e lui è un simbolo per il nuoto a livello mondiale. Per quanto riguarda i prodotti, ho dato dei feedback, soprattutto riguardo alla qualità che trovo ottima, sia come materiali, sia come rendimento in acqua, l’ho notato con gli occhialini, ma anche con altri prodotti che uso per l’allenamento come pinne e boccaglio. Non ho ancora contribuito attivamente allo sviluppo, anche perché abbiamo iniziato a lavorare assieme, è da inizio 2018, spero di farlo in futuro”.

Che tipo di oggetti hi-tech utilizzi quando ti alleni?
“In realtà quasi nessuno, mi piacerebbe lavorare di più con il cardio frequenzimetro, per valutare i tempi di recupero. Utilizzo anche uno strumento per misurare la quantità di acido lattico nel sangue, una sorta di piccola “macchinetta”.
Rispetto ai dispositivi del passato con la stessa funzione sul lattato, questo impiega pochi secondi ad elaborare il dato, quindi riusciamo ad utilizzarlo più volte dopo aver terminato gli allenamenti, ad intervalli regolari, per capire il tipo di recupero”.

In generale con la tecnologia che rapporto hai?
“Con in tempi che corrono il rapporto con la tecnologia credo sia vitale, per tutti, al di là del rapporto personale che uno ha con questi strumenti. Lo smartphone serve parecchio nella vita quotidiana. lo uso molto, senza farei fatica per un sacco di cose, per Istagram ed i social, ma anche per attività molto più importanti.
Alcuni vedono questi strumenti del Web come la rovina della società, ma credo che ormai abbiano una loro importanza anche a livello business, alcune aziende vivono letteralmente su e grazie ad Instagram. Io lo uso spesso, gestisco i miei canali personalmente, prima usavo Facebook, ma vedo che ora l’interesse di tutti si è spostato verso Instagram che trovo ottimo, immediato e facile da usare”.

Quanto è importante uno strumento come IG per un atleta?
“Credo sia fondamentale, consente di gestire l’immagine, Instagram è un biglietto da visita, la presentazione che facciamo ad altri di noi. Per un atleta è fondamentale prima di tutto l’allenamento, ma per l’immagine e la comunicazione IG è vitale, per lo stesso motivo per cui il management a livello sportivo è importante, lo è anche Instagram”.

Hai qualcuno che ti aiuta o gestisci tu i suoi canali social?
“No, al momento li gestisco io da solo, interagisco anche con MP riguardo a questo aspetto, mi danno dei consigli sulla pubblicazione e per le foto, ho già fatto degli shooting e le immagini le ho poi utilizzate per Instagram.
Non mi sento un influencer, credo che un influencer sia una persona che come lavoro principale utilizza questi canali, io no. L’influencer è considerato un po’ un “tutto e niente”, il suo ruolo è importante per le aziende, che lo utilizzano come tramite per il consumatore, però è un mestiere astratto, soprattutto per le vecchie generazioni, un niente per loro, ma un tutto nella società del digitale. Anche l’atleta può essere un influencer, ma credo che esserlo troppo vada verso una strada in cui poi non ci si concentra più sullo sport, su quello che è il proprio lavoro. Per un atleta questo aspetto è importante, ma la sua vita non deve essere solo pubblicità, non bisogna rinunciare ad un allenamento per questo tipo d’attività”.

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