Ieri Under Armour ha pubblicato risultati trimestrali con indicazioni sulle aspettative 2017 deludenti. Kevin Plank, fondatore e Amministratore Delegato, ha detto che questo momento storico può rappresentare un punto di snodo nel quale l’azienda potrebbe reinventare sé stessa.
La storia di UA, iniziata nel bagagliaio dell’auto di Plank 20 anni fa, è senza dubbio una delle più belle e di successo di questa generazione. Tuttavia, l’ottimismo di Plank deve fare i conti con un’implosione brutale del settore del retail. Il suo obbiettivo è sempre quello di creare un’azienda da $10billion (il fatturato 2016 è stato poco meno di $5billion), ma il titolo UA in borsa è crollato del 40% dal 2015.
Nella sola seduta di borsa di ieri, il titolo è sceso del 25%. Tra i sette fallimenti più significativi nel settore del retail statunitense nel 2016, due hanno riguardato catene che vendono abbigliamento UA (Sport Authority e Golfsmith). Molte altre catene vacillano sotto i colpi delle vendite online della concorrenza, che ha messo in atto una vera e propria guerra di prezzi. Le vendite di UA nel quarto trimestre 2016 sono cresciute solo del 12%, contro aspettative di più del 20%. L’utile operativo è sceso del 6%. Per il 2017 è previsto un fatturato in crescita “solo” del 10% ed utili in calo.
Con un quadro competitivo difficile e risultati in declino, la strategia di UA appare quindi in via di ridefinizione. Le politiche di premium pricing, i tentativi nell’abbigliamento femminile, l’ecommerce e la connected fitness non hanno funzionato come ci si aspettava. Ieri UA ha annunciato che Chip Malloy, il direttore finanziario, se ne andrà “per motivi personali”. Plank, comunque, è saldamente al comando.
Sembrano essere invece più che positive le aspettative per il mercato italiano, dove – come vi avevamo annunciato lo scorso maggio – Under Armour ha stretto un accordo di 7 anni con Oberalp per la distribuzione delle proprie linee.
Il gruppo altoatesino – già proprietario di Salewa, Dynafit, Wild Country e Pomoca, nonché distributore di Speedo, Fischer, Spyder, Armada, Rip Curl, Julbo, Barts e Silva – ha infatti progetti e strategie molto ambiziose per il brand americano che nel nostro paese ha di certo ancora notevoli margini di crescita.